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Il Tribunale di Modena ammette, in un caso concreto, la liberazione dai debiti residui dopo una liquidazione controllata anche per un debitore già fallito e non esdebitato

Vecchi debiti dopo il fallimento e nuova esdebitazione

 

di Avv. Monica Mandico  |  Foro di Napoli

Un vecchio fallimento chiuso senza esdebitazione non rende automaticamente cancellabili i debiti rimasti. Tuttavia, il decreto del Tribunale di Modena del 1 luglio 2026 offre una nuova e importante argomentazione difensiva: nel caso esaminato, il debitore ha ottenuto l’esdebitazione al termine di una liquidazione controllata, benché gran parte del passivo provenisse da un precedente fallimento della sua impresa individuale, chiuso anni prima senza liberazione dai debiti residui.

La decisione interessa soprattutto ex imprenditori individuali, artigiani, commercianti e persone fisiche che continuano a ricevere cartelle, richieste di pagamento o azioni esecutive per debiti molto risalenti. Per chi vive a Napoli, Caserta, Salerno, Avellino, Benevento o in altre zone della Campania, il provvedimento non garantisce un risultato automatico, ma può diventare un precedente utile quando la situazione personale e documentale è comparabile a quella valutata dal giudice modenese.

Il caso deciso dal Tribunale di Modena

La liquidazione controllata era stata aperta nell’agosto 2024 su domanda del debitore. La procedura ha acquisito 9.000 euro provenienti da finanza messa a disposizione da un terzo e circa 7.000 euro ricavati dalla liquidazione di un bene ricevuto per successione. Il riparto ha consentito di soddisfare il ceto creditorio in misura prossima al 16 per cento. Il dato è rilevante per ricostruire il caso, ma non costituisce una percentuale minima fissata dalla legge per ottenere l’esdebitazione.

Il debitore aveva perso il lavoro subordinato e il reddito disponibile risultava assorbito dalle esigenze di un dignitoso mantenimento. Il liquidatore non aveva individuato altro attivo presente o ragionevolmente acquisibile. Per questo il Tribunale ha chiuso la procedura prima del triennio, applicando l’articolo 272, comma 3, del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, che consente la chiusura anticipata quando non può essere acquisito ulteriore attivo da distribuire.

L’Agenzia delle Entrate aveva contestato sia il mancato decorso dei tre anni sia l’asserito mancato pagamento in favore dell’Erario. Il Collegio ha respinto entrambe le obiezioni. La somma prevista nel riparto per l’Agente della riscossione risultava versata e, soprattutto, non vi erano prospettive concrete di ulteriori acquisizioni. Con lo stesso decreto, il Tribunale ha quindi chiuso la liquidazione controllata e dichiarato inesigibili i debiti concorsuali rimasti insoddisfatti, nei limiti previsti dalla legge.

Che cosa significa esdebitazione

L’esdebitazione è il beneficio che libera il debitore dai debiti concorsuali rimasti insoddisfatti dopo la procedura. In termini pratici, quei crediti diventano inesigibili nei confronti del debitore beneficiario. Non è una cancellazione indiscriminata di ogni obbligazione e non deriva da una semplice domanda: occorre una procedura correttamente impostata, la piena trasparenza sulla situazione economica e patrimoniale e la verifica delle condizioni stabilite dal Codice della crisi.

Nella liquidazione controllata, l’articolo 282 CCII prevede che l’esdebitazione operi a seguito del provvedimento di chiusura oppure, se la procedura è ancora aperta, decorsi tre anni dalla sua apertura. Il Tribunale la dichiara con decreto motivato su istanza del debitore o su segnalazione del liquidatore. Il beneficio richiede, tra l’altro, l’assenza di malafede, frode e colpa grave nella formazione del sovraindebitamento, oltre alle condizioni soggettive richiamate dall’articolo 280 CCII.

Restano esclusi dall’esdebitazione gli obblighi di mantenimento e alimentari, i debiti da risarcimento del danno per illecito extracontrattuale e le sanzioni penali o amministrative pecuniarie non accessorie a debiti estinti. I diritti dei creditori verso coobbligati, fideiussori e obbligati in regresso restano salvi. I debiti fiscali, contributivi, bancari e verso fornitori richiedono invece un esame puntuale della loro origine, del momento in cui sono sorti e del modo in cui sono stati trattati nella procedura.

Il precedente contrario della Cassazione

La vera difficoltà giuridica nasce dall’ordinanza della Corte di cassazione n. 30108 del 14 novembre 2025. La Prima Sezione civile, pronunciandosi nell’interesse della legge ai sensi dell’articolo 363 del codice di procedura civile, ha affermato che il debitore incapiente già dichiarato fallito e rimasto privo dell’esdebitazione prevista dall’articolo 142 della legge fallimentare non può utilizzare l’articolo 283 CCII per liberarsi dalla medesima esposizione debitoria già compresa nel fallimento.

Il principio della Cassazione riguardava l’esdebitazione del sovraindebitato incapiente prevista dall’articolo 283, cioè la misura destinata, una sola volta, alla persona fisica meritevole che non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilità, neppure in prospettiva futura. Il Tribunale di Modena ha ritenuto che quel principio non impedisse l’accoglimento della domanda nel caso sottoposto al suo esame, che riguardava una liquidazione controllata e presentava ulteriori elementi di fatto.

Ne deriva un contrasto interpretativo che non può essere nascosto. L’ordinanza della Cassazione conserva piena rilevanza e il decreto di Modena è una pronuncia di merito riferita a un caso specifico. Chi ha un fallimento pregresso chiuso senza esdebitazione non deve quindi considerare la nuova liquidazione controllata come una scorciatoia. La strategia richiede di spiegare perché l’omessa esdebitazione precedente non dipese da una condotta disonesta e perché la situazione attuale presenta caratteristiche che giustificano un nuovo esame.

Perché il debitore ha ottenuto il beneficio

Il Collegio ha valorizzato la condotta personale del debitore. Egli aveva chiesto in proprio l’apertura della liquidazione, aveva collaborato con gli organi della procedura e non risultavano atti in frode, dolo, malafede o colpa grave. La crisi derivava dal fallimento di un’iniziativa commerciale molto risalente e non erano emerse circostanze idonee a smentire la ricostruzione offerta.

Il Tribunale ha inoltre considerato che la procedura era stata avviata prima della pronuncia della Cassazione, quando il debitore poteva ragionevolmente confidare nella possibilità di conseguire l’esdebitazione. Nel passivo figurava anche un debito, pur minimo, sorto dopo il vecchio fallimento. A ciò si aggiungevano la concreta soddisfazione dei creditori e la piena meritevolezza soggettiva. Sono questi elementi, letti insieme, ad avere determinato l’esito favorevole.

Il decreto non chiarisce quale peso debba avere il nuovo debito rispetto a quelli già compresi nel fallimento. Non dice se debba essere prevalente, se debba avere causato da solo il nuovo sovraindebitamento o se basti un importo marginale. Proprio questa incertezza rende indispensabile ricostruire con precisione la cronologia delle obbligazioni e impedisce di trasformare il precedente in una regola generale.

Il richiamo al diritto europeo

Il Tribunale di Modena richiama la direttiva UE 2019/1023 e il principio del fresh start, cioè la possibilità per il debitore onesto di rientrare nel circuito economico dopo un tempo ragionevole. Il decreto sostiene che un’esclusione automatica, fondata soltanto sul mancato ottenimento della vecchia esdebitazione, possa entrare in tensione con l’impostazione europea quando non sia collegata a una condotta disonesta o negligente.

Il riferimento alla sentenza della Corte di giustizia del 10 aprile 2025 nella causa C-723/23, Amilla, va però letto con precisione. La Corte ha riconosciuto che gli Stati membri possono prevedere esclusioni oggettive dall’esdebitazione anche senza una valutazione soggettiva della malafede, purché le circostanze siano ben definite e l’esclusione sia debitamente giustificata da un interesse pubblico ricavabile dal diritto nazionale. Il diritto europeo rafforza dunque il tema della seconda opportunità, ma non elimina ogni possibile limite nazionale.

Che cosa cambia per chi ha vecchi debiti

La decisione di Modena riapre uno spazio difensivo che, dopo Cassazione n. 30108 del 2025, sembrava molto ristretto. Lo spazio esiste soprattutto quando il debitore accede a una vera liquidazione controllata, sono sorti anche debiti successivi al fallimento, vi è stata collaborazione completa, non risultano condotte fraudolente e i creditori hanno ricevuto quanto concretamente ricavabile dal patrimonio o dalla finanza esterna.

Non basta, quindi, affermare di non poter pagare. Occorre documentare come sono nati i debiti, che cosa è accaduto nella precedente procedura, perché l’esdebitazione non fu chiesta o concessa, quali obbligazioni sono sorte dopo e quale utilità può essere messa a disposizione oggi. Anche l’assenza di attivo deve essere dimostrata, non semplicemente dichiarata.

Per un ex imprenditore della Campania, l’analisi deve coordinare il decreto di chiusura del vecchio fallimento, lo stato passivo, le eventuali precedenti domande di esdebitazione, l’estratto di ruolo dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, i debiti INPS, le esposizioni bancarie, i giudizi e i pignoramenti in corso, i redditi del nucleo familiare e l’intero patrimonio. Solo questa mappa consente di scegliere tra liquidazione controllata, ristrutturazione dei debiti del consumatore, concordato minore o altre soluzioni previste dal Codice della crisi.

Quando valutare una consulenza sul sovraindebitamento

La verifica è particolarmente utile quando il fallimento è chiuso da molti anni ma continuano ad arrivare cartelle o richieste di banche e fornitori; quando sono in corso pignoramenti dello stipendio, della pensione o del conto; quando il reddito familiare non consente di sostenere rate realistiche; oppure quando ai vecchi debiti d’impresa si sono aggiunte obbligazioni personali più recenti. La presenza di una casa, di una quota ereditaria o di un reddito non esclude da sola l’accesso a una procedura, ma incide sul progetto e deve essere valutata prima del deposito.

Per le persone residenti a Napoli e in Campania, la competenza del Tribunale dipende dal centro degli interessi principali del debitore. Il precedente modenese può essere richiamato davanti al giudice competente, ma non lo vincola. La domanda deve quindi essere costruita sulle prove del caso concreto e confrontata apertamente con l’orientamento della Cassazione.

Domande frequenti

Un fallimento chiuso senza esdebitazione impedisce per sempre di liberarsi dai debiti

Non si può dare una risposta uguale per tutti. Cassazione n. 30108 del 2025 ha escluso l’uso dell’esdebitazione dell’incapiente per la stessa esposizione debitoria del vecchio fallimento. Il Tribunale di Modena ha però concesso l’esdebitazione dopo una liquidazione controllata in presenza di specifiche circostanze favorevoli. La storia della procedura precedente e la composizione del debito attuale devono essere esaminate prima di scegliere la strada.

È necessario avere nuovi debiti dopo il fallimento

Nel caso di Modena esisteva un debito successivo, anche se minimo, e il Collegio lo ha considerato. La decisione non stabilisce quale importo o peso debba avere il nuovo debito. La sua presenza può essere un elemento utile, ma non è possibile ricavarne una soglia valida per ogni procedimento.

La liquidazione controllata deve durare sempre tre anni

L’articolo 272 CCII indica tre anni come durata della procedura, salva la necessità di completare le operazioni di liquidazione. La chiusura può intervenire prima, su istanza del liquidatore, quando non può essere acquisito altro attivo da distribuire. Nel caso esaminato il Tribunale ha applicato proprio questa previsione.

I debiti con Agenzia delle Entrate e INPS possono essere esdebitati

I debiti tributari e contributivi non sono esclusi in blocco dall’esdebitazione. Devono però essere distinti per natura, data, titolo, eventuali sanzioni e partecipazione alla procedura. L’estratto di ruolo e la documentazione degli enti impositori sono essenziali per evitare che la domanda sia costruita su importi incompleti o non aggiornati.

L’esdebitazione libera anche fideiussori e coobbligati

No. Il beneficio rende inesigibile il residuo verso il debitore esdebitato, ma lascia salvi i diritti dei creditori nei confronti dei coobbligati, dei fideiussori e degli obbligati in via di regresso. Le garanzie personali richiedono quindi una verifica autonoma.

Il precedente di Modena può essere utilizzato in Campania

Sì, può essere richiamato come precedente di merito e come argomento interpretativo. Non è vincolante per i Tribunali campani e non supera da solo il principio espresso dalla Cassazione. La sua utilità dipende dalla somiglianza tra i fatti e dalla qualità della prova offerta dal debitore.

La valutazione deve partire dai documenti

Chi ha alle spalle un fallimento chiuso senza esdebitazione non dovrebbe attendere il prossimo pignoramento per verificare le soluzioni disponibili. Il primo passo è ricostruire tutti i debiti e separare quelli del vecchio fallimento da quelli sorti in seguito. Vanno poi esaminati il comportamento tenuto nelle procedure precedenti, la situazione reddituale e patrimoniale attuale, le necessità della famiglia e le concrete possibilità di offrire utilità ai creditori.

Lo Studio Legale dell’Avv. Monica Mandico assiste persone, famiglie, professionisti ed ex imprenditori nella valutazione delle procedure di sovraindebitamento e di esdebitazione a Napoli e in Campania. Ogni incarico parte dall’esame dei documenti e dalla verifica dei requisiti, senza promesse di risultato: il decreto di Modena dimostra che una strada può esistere, ma deve essere costruita sul caso concreto e sostenuta con argomenti coerenti con la legge e la giurisprudenza.

Avv. Monica Mandico

Telefono  081 728 1404

 

Avvertenza  Il contenuto è informativo e aggiornato al 13 settembre 2026. Non sostituisce la consulenza sul singolo caso. L’esito di ogni procedura dipende dai fatti, dai documenti e dalla valutazione del Tribunale competente.